Evi Crotti: la grafologia che mette l’uomo al centro dell’Executive Search

La grafologia e l’Executive Search condividono un legame sottile ma profondo: trovare la persona giusta per il posto giusto. Un incontro quasi invisibile, ma capace di creare un equilibrio prezioso tra ciò che la scrittura rivela e ciò che un’azienda cerca. Una “magia” possibile, che approfondiamo con un’ospite d’eccezione, la Dott.sa Evi Crotti, grafologa di fama internazionale.
Psico-pedagogista, Evi Crotti è fondatrice nel 1975 della prima scuola morettiana di grafologia a Milano. Autrice di numerosi libri, è consulente per tribunali e aziende e società di ricerca del personale, tra cui Eurosearch Consultants. Attraverso la sua professione ha esplorato le profondità dell’animo umano, restituendo speranza, direzione e a volte opportunità di vita. In questa intervista ci regala una visione delicata e convinta della grafologia che, nell’Executive Search, interpreta, supporta e non giudica l’essere umano, ma lo aiuta a trovare il suo posto nel mondo, agevolando anche la collocazione più adatta in azienda, in un’operazione win-win. Ogni sua parola trasmette entusiasmo e amore per il proprio lavoro, in modo contagioso, che ha conquistato chiunque abbia avuto la fortuna di lavorare con lei. Non a caso, un imprenditore durante un lavoro di selezione ha coniato un termine in suo onore, quando ha richiesto che i candidati venissero “crottati”, come ci racconta il dr. Alberto Manni, a fianco di Evi Crotti nel percorso personale e professionale di una vita. È una sfida entusiasmante raccontare l’immensità del suo lavoro.
Dott.sa Crotti, quando si è innamorata della grafologia tanto da farla diventare il suo lavoro e la sua passione? Ci sono stati passaggi o momenti decisivi che hanno segnato la sua professionalità?
A 18 anni realizzavo gioielli a Milano e dovevo scegliere il mio percorso di studi: venne da me una signora dell’alta società che voleva una collana di perle grigie e mentre prendevo l’ordine, questa signora restò colpita dalla mia scrittura e mi parlò della grafologia. Fu un’illuminazione: chiamai Padre Moretti, che era l’unico al tempo ad occuparsi di questa disciplina, andai da lui per parlare di quella che al tempo mi sembrava un scienza oscura e mi predisse praticamente il futuro: mi disse che dovevo studiare grafologia e dopo 20 anni l’avrei insegnata meglio di lui. infatti, 20 anni dopo ho aperto la prima scuola a Milano. Gli anni passati a studiare con Padre Moretti e il suo braccio destro Padre Luisetto, sono stati impegnativi, ma hanno dato forma alla mia professionalità.
Ho iniziato a lavorare per quasi 10 anni con l’Università Bocconi insieme al professor Gianfranco Piantoni, docente di strategia aziendale, che collaborava con molte aziende con cui abbiamo costruito percorsi importanti, poi con il Prof. Cazzullo alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria all’Università Guardia II di Milano: ero la sua musa.
Negli anni, poi, sono diventata, insieme ad Alberto Manni, consulente per i tribunali e gli avvocati per la tutela dei bambini in situazioni davvero difficili, come le violenze domestiche, analizzando i loro disegni e scarabocchi. Ho affrontato questa parte di lavoro con la convinzione che sarebbe stato utile per provare a restituire a questi bambini l’innocenza che avevano perso. L’attività con i tribunali ha poi mille altri sviluppi: dalle perizie sui testamenti falsi, alla verifica della capacità di intendere o volere, ma è con i bambini che mi sento di aver fatto qualcosa di bello (il libro “Scarabocchi” scritto con Alberto Manni, è all’ottava ristampa).
La sua esperienza ci dimostra che la grafologia ha molti ambiti di intervento, tutti legati all’animo umano. Come si inserisce e si integra nella selezione del personale?
Ci tengo a dire che la grafologia non entra mai in competizione con gli strumenti di valutazione e la professionalità dei selezionatori, a cui compete la scelta finale. Si inserisce nel processo, si aggiunge agli altri strumenti (non può essere strumento unico) e contribuisce a dare una visione complessiva della persona lavorando in sinergia. È un aiuto che deve restare però nei confini dell’umiltà e dell’etica professionale perché l’analisi grafologica non deve etichettare la persona e non deve emettere sentenze.
La grafologia funziona quando resta uno strumento di supporto intelligente, mai un oracolo. Non emette sentenze: offre chiavi di lettura. Consideri che io non vedo mai la persona, ma interpreto un foglio, ed è giusto così perché la relazione diretta deve restare a chi seleziona, in una dimensione più reale.
Dott.sa Crotti, lei ci tiene molto a sottolineare come la grafologia non debba essere giudicante rispetto alle persone, corretto?
Esattamente. Noi vediamo la dimensione profonda dell’essere umano, quella che non emerge nella quotidianità e il nostro lavoro permette di individuare le doti e le capacità di un soggetto. Attraverso la scrittura si può vedere se una persona è in grado di sviluppare spirito di gruppo e di porsi in relazione positiva con gli altri oppure di creare rivalità, si può valutare la sua capacità operativa e di gestione dello stress, se è soggetto ad un calo del tono umorale, se è autonomo, se ha capacità di comando o di innovazione. Se ha energia vitale. Tutte caratteristiche che possono essere determinanti in una selezione. Ma non sono giudizi.
In questo contesto la grafologia è utilissima a collocare l’uomo giusto al posto giusto, ed è davvero bello vedere la possibilità che quest’uomo ha di poter crescere, individuando l’azienda corretta per lui.
Io sto sempre molto attenta alle condizioni di stress e alle malattie psicosomatiche: con la mia esperienza sono riuscita negli anni ad intuire malesseri fisici e suggerito atteggiamenti più comprensivi o anticipato situazioni: tutto questo per supportare sia chi seleziona, sia chi è selezionato, con un approccio assolutamente etico. Ma ripeto: non è una verità assoluta, non è un’etichetta, ma è un parere che spesso nasce anche da una sensibilità maturata negli anni di esperienza.
Tempo fa un’azienda mi ha chiamato per un ragazzo molto giovane che lasciava gli studi per andare a lavorare, che è già di per sé una condizione particolare. Ho analizzato la sua scrittura ed ho consigliato di prenderlo senza caricarlo troppo di responsabilità, perché avevo individuato un profilo buono e valido, ma con elementi di fragilità: ho dato supporto, lo sto dando ancora e sono tutti contenti. Questo è il vero valore aggiunto.
I giovani d’oggi sono molto più intelligenti di noi alla loro età, hanno una maggiore facilità di apprendimento, ma si perdono sul rendimento perchè si stancano facilmente: bisogna collocarli in modo da creare sempre energia (anche nella vita, attraverso lo sport o la musica). Questa è una chiave di lettura che aiuta le aziende.
Possiamo dire che attraverso la grafologia l’Executive Search mette al centro l’uomo e così facendo fa il bene anche dell’azienda?
La grafologia aiuta a non scartare nessuno, ma a crescere: nessuno è perfetto e nessuno è sbagliato. Il lavoro sinergico tra professionisti diversi permette di trovare l’azienda che valorizza la persona, assecondando il suo modo di essere, e viceversa.
In fondo, l’uomo è solo se non è capito.

